my TESCOMA 01/2025
Ormai è diventata una routine: passo sempre più tempo in scuderia e sempre meno in cucina. Per questo mi riempie di gioia quando qualcuno mi invita a cena – o ancora meglio, quando viene da me a cucinare. I miei pasti sono diventati sempre più frugali e improvvisati, e forse per questo ho perso un po’ il diritto di parlare di “buon cibo”. Quello che posso ancora fare, però, è ricordarlo. Ogni tanto mi riprometto di scrivere un quaderno di ricette: da custodire come una preziosa eredità, da sfogliare nei giorni in cui mi tornerà l’ispirazione. E allora riparto da qui, da quei piatti che sanno di casa e che fanno subito coccola. Scommetto che anche tu ne hai almeno uno.
IL COMFORT FOOD È QUEL CIBO CHE HA IL PO TERE DI FARTI SENTIRE BENE ANCORA PRIMA DI MANGIARLO, ANCHE SOLO PARLANDONE. OGNUNO HA IL PROPRIO, GENERALMENTE LEGA TO A MOMENTI FELICI E CAPACE DI RIEVOCARLI. ESISTONO PERÒ ANCHE COMFORT FOOD CONSI DERATI UNIVERSALI, PERCHÉ FANNO PARTE DELLA NOSTRA TRADIZIONE CULINARIA – CON TUTTE LE SUE VARIANTI REGIONALI E FAMILIARI – OPPURE PERCHÉ SONO SEMPLICEMENTE DELIZIOSI. Il comfort food non è un’invenzione recente: a descrivere gli effetti evocativi e consolatori del cibo fu già Marcel Proust all’inizio del secolo scorso: «Sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai mac chinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel qua le avevo lasciato inzuppare un pezzetto di madeleine. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toc cò il mio palato, trasalii. Un delizioso piacere m’aveva invaso e subito m’aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita... non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale.»
Chiara
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[Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, vol. I: Dalla parte di Swann]
2025/2026
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