my TESCOMA 01/2026
spaziano dal calcare all’argilla, dalla sabbia alla lava. Sull’Etna, le terre vulcaniche regalano vini minerali; nel sud-ovest, tra Menfi e dintorni, nascono rossi strutturati e bianchi intensamente aromatici; nell’a rea di Vittoria, i terreni sabbiosi esaltano eleganza e profumi. Il clima mediterraneo con estati calde e secche, gli inverni miti e l’abbondanza di sole durante tutto l’anno favoriscono maturazioni ottimali e una viticoltura sempre più sostenibile. Notevoli sono in particolare le escursioni termiche dell’Etna, che aggiungono freschezza e complessità aromatica ai vini.
Le principali aree del vino
La vite in Sicilia affonda le ra dici nell’antichità: dai Fenici ai Greci, fino ai Romani, che esportavano vini celebri in tut to il mondo conosciuto. Dopo fasi alterne, dal declino in epo ca araba alla ripresa con Nor manni e Svevi, l’isola trovò una nuova identità nel Settecento grazie all’intuizione dell’ingle se John Woodhouse, che con tribuì alla nascita del Marsala moderno. In Sicilia i veri protagonisti so no i vitigni autoctoni: il Nero d’Avola, intenso e strutturato; lo Zibibbo, anima aromatica di Pantelleria; il Carricante del l’Etna; il Frappato e il Nerello. Accanto a loro, anche varietà internazionali come Chardon nay e Syrah, spesso in dialogo con le uve locali. Tra le deno minazioni spicca il Cerasuolo di Vittoria, unica DOCG dell’i sola, insieme a realtà affasci nanti come le DOC di Alcamo ed Etna. Oggi la Sicilia del vino è un laboratorio dinami co e identitario, dove tradizio ne e innovazione convivono in un racconto che profuma di mare, sole e futuro. Dai Fenici al Marsala: una lunga storia siciliana
Marsala, un vino nato per resistere al mare e destinato a conquistare il mondo.
Le radici del Marsala affondano in un intreccio sorpren dente tra l’intraprendenza britannica e la vocazione viticola della Sicilia. A trasformare un vino locale in un fenomeno internazionale furono mercanti inglesi capaci di leggere il potenziale di un territorio e piegarlo alle logiche moderne del commercio globale. Già presenti da decenni tra Mes sina, Palermo e Siracusa, gli inglesi trovarono a Marsala il luogo ideale per la loro scommessa. Qui, intorno al 1773, sbarcò John Woodhouse, commerciante di Liverpool giun to per trattare la barrilla, ovvero le ceneri di soda utilizzate nella produzione di sapone e vetro. Fu però un vino locale, robusto e generoso, a conquistarlo. Dopo una prima spedi zione di successo, Woodhouse e il figlio John Woodhouse Junior avviarono una vera “wine factory”: alambicchi sem pre accesi, bottai specializzati, reparti per chiarifica e forti ficazione. L’idea di aggiungere acquavite al vino siciliano, che in alcuni casi già arrivava a 18 ° Vol., non rispondeva so lo a esigenze tecniche di conservazione legate ai viaggi in nave, come solito pensare, bensì al gusto del mercato bri tannico. Il Marsala diventa così la risposta a tutte le esigen ze dell’epoca: vini più alcolici, più stabili, più adatti ai lunghi viaggi. La fama del Marsala fu inoltre favorita dal con
testo geopolitico. Nel 1806, il Blocco Continen tale imposto da Napoleone Bonaparte tagliò fuori dai traffici britannici molti porti europei. La Sicilia, divenuta roccaforte di Ferdinando IV
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Non macchiare la tovaglia: il salvagoccia evita che le goc ce scendano lungo la bottiglia dopo aver versato il vino.
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