my TESCOMA 01/2026

Il comfort food non è solo cibo: è un piccolo rifugio da aprire in qualsiasi momento. Alcuni piatti sono così fa miliari da evocare subito sicurezza e affetto – una vellutata calda, una fet ta di pane tostato con burro, la pasta al sugo della domenica – mentre altri raccontano storie personali, spesso insolite, che si intrecciano con i ricordi di casa o di viaggi lontani. Questi cibi ci coccolano perché parlano alla memoria e ai sensi: ci avvolgono con profumi conosciuti, consistenze rassicuranti, sapori che sembrano abbracci silenziosi. Non importa se non sono ricette “cano niche”: un piatto semplice di riso condito con un filo d’olio, le uova strapazzate di mezzanotte o le pata te schiacciate con pepe e un pizzico di sale possono diventare veri tocca sana emotivi. Ognuno ha la propria lista di comfort food, e spesso varia con le stagioni, l’umore o le circostanze. Ciò che per qualcuno è un ricordo di coccola, per un altro può sembrare curioso o ad dirittura strano. Per me, certi sapori riportano indietro nel tempo: cene semplici, fredde serate d’inverno, odore di forno acceso. Le polpette, con il loro mistero e la loro versatili tà, incarnano perfettamente questo concetto: sono cibo, ricordo e sorri so, tutto in un solo boccone. A ciascuno il proprio boccone di benessere

Anch’io ho il mio... le polpette! Le polpette sono un cibo iconico, presente in tutte le famiglie, ricche o povere, preparate in mille varianti diverse. Spesso, nei ricordi dei personaggi famosi o nei racconti di vita, spuntano le polpette della nonna: quelle ricette del cuore che restano impresse, sempli ci ma indimenticabili. Anche al cinema e nell’immaginario collettivo le pol pette hanno lasciato il segno. In Piovono polpette ( Cloudy with a Chance of Meatballs ), una pioggia letterale di polpette trasforma una piccola cittadi na in un luogo di caos e divertimento, mostrando come il cibo possa diventare protagonista e fonte di immaginazione. In Fantozzi contro tutti , le polpette compaiono tra le tante gag del ragionier Ugo: sono protagoniste dell’iconica scena in cui il ragioniere, in una clinica dimagrante, è torturato psicologicamente

dal professor Birker maier che le mangia davanti a lui decantan done gli ingredienti... E chi non ricorda la ce lebre scena di Lilli e il Vagabondo , dove due cagnolini condividono un piatto di spaghetti e polpette in un mo mento tenero e indi menticabile, così sem plice e insieme così romantico da essere diventato iconico?

Direttamente dalla lavagna della mia cucina

Le polpette sono anche un esempio di cucina anti spreco: spesso riciclano gli avanzi del giorno prima. A casa nostra, se si prepara il lesso per il brodo, la carne bollita può essere gustata con cetriolini, olive e maionese... oppure macinata per farne polpette, che resta sempre la mia opzione preferita. Sono trasversali e onnipresenti: non ho un ricordo unico o speciale legato alle polpette, perché ci sono sempre state, in famiglia, in televisione e anche fuori, tra amici e nei locali. Un aneddoto recente, però, mi torna in mente. Ero a un aperitivo con alcuni colleghi e tra gli stuzzichini c’erano delle polpettine. Era uno di quei momenti di “stupidera” in cui qualcuno pro nuncia una frase e contagia tutti. La frase in questione era una citazione dal film I fichissimi , con Diego Aba tantuono che irrompe in cucina dicendo “Mmmm che profumino, che avete cucinato di buono og gi...” il resto della citazione lo lascio a chi ricorda la scena, gli altri lo possono cercare da sé :) Inutile dire che quella frase diventò il ritornello della serata, da cui uscimmo con il mal di pancia per le tante risate.

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